Molestie sul lavoro, il problema è che le donne non vengono credute?

Il tema delle molestie sul lavoro è tornato prepotente da quando il caso Weinstein è salito alla ribalta internazionale. Ma in realtà, come noto, è tema ben più vecchio, radicato e consolidato. E se è vero che sono già più di 40 le attrici ed ex dipendenti di Weinstein che lo hanno accusato esplicitamente di molestie, è anche vero che sono milioni il donne in tutto il mondo (e non solo a Hollywood) che quotidianamente soffrono di pregiudizi similari. E in Italia come siamo messi?

Purtroppo, trovare una risposta non è affatto semplice. L’unica indagine in materia risale al 2008/09, da parte dell’Istat: secondo i dati dell’istituto, 1,2 milioni di donne hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, pari all’8,5% delle lavoratrici. E tra queste solo meno del 20% ha deciso di parlare. Ma perché?

A spiegarlo, su Vanity Fair, è Tatiana Biagioni, presidente degli avvocati giuslavoristi lombardi e al timone del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine di Milano, secondo cui innanzitutto il problema è “molto più diffuso e grave di quanto non appaia dalle rare statistiche a riguardo”.

Il vero problema è, per l’esperta, il fatto che sebbene la legge sostenga le donne lavoratrici che subiscono abusi, spesso le vittime non parlano per timore. “Manca purtroppo la convinzione da parte delle donne di essere credute, di essere tutelate. Manca una cultura tale che gli eviti qualsiasi giudizio, come fosse colpa loro. Inoltre, se la donna denuncia sa che molto probabilmente verrà allontanata dal suo posto di lavoro e quindi tenta di conservarlo. La maggior parte delle denunce, infatti, arrivano da donne che hanno già lasciato quel lavoro” – chiarisce ancora Biagioni.

E voi che ne pensate? Quale è la vostra esperienza su questo delicato e complesso argomento?

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