Investimenti cinesi, occhi aperti sul calo del Pil

Anche se da più parti giungono rassicurazioni su tale ambito, la Cina potrebbe rappresentare il punto interrogativo più evidente del 2016. Un punto interrogativo che in parte si è manifestato anche nel 2015 (ed è proprio la potenziale crisi delle borse cinesi che ha frenato, in autunno, la Fed dal rilancio dei tassi di interesse), e che potrebbe rafforzarsi proprio nei prossimi mesi.

Se infatti da una parte i funzionari del Paese asiatico continuano a rassicurare sulla valuta e sull’andamento dell’economia, dall’altra parte è pur vero che i mercati azionari stanno offrendo una visione interpretativa molto differente. Di fatti, dinanzi a rassicurazioni sulla tenuta dello yuan e sulla mancanza di possibilità di una svalutazione, è pur vero che la Banca centrale ha iniziato a comprare yuan offshore nel tentativo di bloccare il deprezzamento della valuta, affermando ancora una volta la sua proattività.

Per quanto concerne l’espansione del prodotto interno lordo cinese, sottolinea un nuovo e recente studio, lo stesso potrebbe essere di gran lunga inferiore alle stime ufficiali del 6,8%. E altri studi ancora recenti affermano che la crescita economica sarà presumibilmente vicina al 4%, ben lontana dalla doppia cifra passata. C’è inoltre chi vede ancora più nero: Fathom in un suo dossier dal titolo “La fantasia e la realtà del ribilanciamento economico cinese” stima addirittura un rallentamento della crescita a soli 2,4 punti percentuali.

È pur vero che la maggior parte degli analisti non ritiene realizzabile una simile previsione, e che se è vero che il Pil del Paese asiatico ha rallentato continuamente dal 2010, rimarrà comunque notevole. Intanto, lo scorso mese le previsioni della banca centrale cinese hanno confermato una crescita del 6,8% prevista per quest’anno a fronte del 6,9% del 2015. Dunque, una sostanziale tenuta del ritmo di espansione che, ad ogni modo, occorrerà monitorare nei prossimi mesi…

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