Assunzioni, a settembre solo il 7% è stabile

Secondo quanto afferma l’ultimo report condotto dall’Istat, nel corso del mese di settembre solamente il 7% delle assunzioni sarebbe stato contraddistinto da un carattere di stabilità.

Più globalmente, nel nono mese dell’anno gli occupati sono cresciuti di sole 2 mila unità, nonostante il primo mese autunnale (o – se preferite – l’ultimo estivo) sia generalmente contraddistinto da una impressione di ripartenza e, dunque, foriero di maggiori soddisfazioni. E invece, nel periodo in esame il tasso di occupazione è calato dello 0,1%, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto invariato all’11,1%.

A muoversi maggiormente sono invece stati i dati sugli inattivi, che sono aumentati di 25 mila unità, e quello sui lavoratori indipendenti, che sono saliti di 19 mila unità dopo diversi mesi di calo. In tal caso, probabilmente a giocare un ruolo favorevole è stato proprio il tradizionale supporto di settembre, che coincide spesso con l’avvio di nuove forme di auto impiego e di partita IVA.

Scendendo più nel dettaglio dei dati – considerato che quelli quantitativi non hanno offerto grandi spunti rispetto ai mesi precedenti – si può pertanto dare uno sguardo all’analisi qualitativa sulla stabilità. Come osservato dall’Inps, la tendenza alla crescita dei contratti a termine era stata una costante nei mesi scorsi e ora l’Istat ci fornisce un dato ben più pesante: negli ultimi dodici mesi su 100 occupati in più ben 93 lo sono diventati con un ingaggio a tempo determinato e solo 7 con un contratto stabile.

È intuibile come tale proporzione (o, se volete, sproporzione) farà discutere ancora a lungo, visto e considerato che è la pronta risposta a un mercato che chiede molta più flessibilità di quanto gliene dia il jobs act, che pure aveva fatto del suo togliendo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nella sua parte più garantisca, proprio per incoraggiare gli imprenditori a ricorrere alle tutele crescenti.

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